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Sicilia, oggi. Arturo è un agente immobiliare quasi infallibile nel suo lavoro, molto meno nella vita sentimentale. Vive da solo, è piuttosto sfiduciato e coltiva un'unica, incrollabile passione: i dolci. La sua vita si illumina quando incontra quella che è, senza dubbio, la sua anima gemella. Flora è perfetta: bella, divertente, gentile, brillante... ed è pure pasticciera. Tra loro nasce un amore immediato e travolgente. A dividerli, però, c'è una presenza invisibile ma potentissima: Dio. Flora è una cattolica fervente, mentre Arturo ha smesso di credere da bambino. Pur di non perdere la donna della sua vita, sceglie di fingersi credente e intraprende un percorso sentimentale e spirituale che lo porterà a confrontarsi con la fede e con la verità. Questa volta, però, non è solo: ad accompagnarlo c'è un complice davvero inatteso, il Papa.
...che Dio perdona a tutti è la quarta regia di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, e si basa sul suo omonimo romanzo pubblicato nel 2018 e ispirato ad un incontro fra il regista e Papa Bergoglio. La sceneggiatura è dello stesso Pif insieme a Michele Astori, suo sodale fin da ', che era un piccolo capolavoro di equilibrio fra il comico e il tragico: ma qui il tono è difforme - la prima mezz'ora molto divertente, la parte centrale meno a fuoco, quella finale indecisa, perché da un lato c'è l'esigenza di confezionare una commedia romantica possibilmente a lieto fine, dall'altra ci sono lo spirito dissacrante e l'indignazione del conduttore e autore televisivo che ha criticato aspramente le contraddizioni e le ipocrisie del comportamento italico, e in particolare siciliano. Il personaggio di Bergoglio, incarnato dall'attore spagnolo Carlo Hipolito, è delizioso ed evoca la dolcezza e la saggezza del pontefice scomparso, e Giusy Buscemi è convincente nel ruolo di Flora, ma il migliore in scena è Francesco Scianna nei panni 'gassmaniani' di Tommaso, amico di Arturo, titolare dell'agenzia immobiliare presso cui entrambi lavorano e compagno di calcetto. Pif è morettiano nei suoi dialoghi con il Papa e nel suo mettersi al centro della scena a fronte di una capacità recitativa modesta, e la sua cifra comica è quella dello straniamento, il che talvolta funziona, talvolta spiazza. Il risultato è un lavoro piacevole ma discontinuo e a tratti incoerente, con una conclusione che promette quel 'perdono a tutti' del titolo senza che ci sia un vero pentimento da parte di chi si comporta in modo contrario ai precetti della propria fede religiosa. ...che Dio perdona a tutti sarebbe stato molto più incisivo, e più conforme al Pif che conosciamo, se avesse davvero ficcato, anche in modo umoristico, il coltello nella piaga delle ipocrisie della buona borghesia che va a messa e in processione ma anche a cena con i corrotti e i mafiosi, che tradisce il coniuge e imbroglia i clienti 'omettendo' dettagli importanti, e così via. In quel caso la mezz'ora iniziale sarebbe stata un perfetto cavallo di Troia per raccontare i mali del nostro Paese, e avrebbe aperto ad una riflessione profonda e intelligente su cosa significhi essere, invece che dichiararsi, veramente cristiani. Lo spettatore medio potrà gradire questo racconto garbato e a tratti davvero spiritoso, con battute felici sull'eterna lotta siciliana fra immobilismo e innovazione, sul senso di colpa come 'core business' del cattolicesimo e sull'essere 'cristiani a intermittenza'. E Pif ci risparmia il buonismo piacione dell'ultimo Zalone, mantenendo una leggerezza mai troppo superficiale. Ma glissa sull'importanza di un vero pentimento a fronte di un autentico perdono, e rinuncia a veicolare quella ribellione all'insincerità di cui il cinema italiano, anche di commedia, ha un gran bisogno. (Paola Casella - MYmovies)
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